Lo sviluppo di superconduttori a temperatura ambiente è un obiettivo cruciale nella fisica della materia. Fino ad ora la conduttività dei materiali nei dispositivi era vincolata alla presenza di temperature estremamente rigide, fattore che ne limita l’applicazione. Ma i ricercatori dell’Università di Rochester hanno compiuto un essenziale passo in avanti realizzando un prototipo funzionante a 14,5 gradi centigradi circa.

Il team di ingegneri e fisici guidati da Ranga Dias, assistente professore di ingegneria meccanica e fisica e astronomia presso l’Università di Rochester, ha infatti sintetizzato un materiale superconduttore a temperatura ambiente. L’articolo sulla ricerca è apparso recentemente nella testata Nature.

Si tratta di una combinazione di idrogeno, carbonio e zolfo che può essere metallizzato utilizzando una cella a incudine di diamante, dispositivo in grado di esaminare materiali con pressione estremamente alta. L’idruro di zolfo carbonioso generato ha mostrato superconduttività in una condizione di 14,5° circa e pressione di circa 39 milioni di libbre per pollice quadrato.

La scoperta potrebbe rivelarsi sostanziale in diversi ambiti di applicazioni, dalla mobilità elettrica ai campi inerenti la levitazione magnetica. L’impiego della ricerca prospetta vantaggi quali la trasmissione di elettricità senza perdite o il rinnovamento delle tecniche di scansione medica.

Ashkan Salamat, assistente professore di fisica presso l’Università del Nevada di Las Vegas e coautore della scoperta, afferma che “Con questo tipo di tecnologia puoi portare la società in una realtà superconduttrice dove non avrai più bisogno di cose quali le batterie”.

La prossima sfida del team è quella di creare materiali superconduttori a temperature ambiente, ma a una pressione nettamente inferiore, simile a quella atmosferica. Dias e Salamat hanno avviato con questo scopo un’azienda, la Unearthly Materials, e sono in attesa di brevetto.

 

I coautori della ricerca sono Elliot Snider, Nathan Dasenbrock-Gammon, Raymond McBride, Kevin Vencatasamy e Hiranya Vindana, tutti membri del Dias Lab. Mathew Debessai di Intel Corporation e Keith Lawlor dell’Università del Nevada di Las Vegas.

 

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