Una domanda sempre crescente quella dell’Industria 4.0 nel mondo agricolo: con un valore di 450milioni di euro registra nel 2019 un incremento pari al 22% sul 2018.

Questo il primo dato fornito dall’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di Milano dal titolo “Il digitale è servito: Dal campo allo scaffale, la filiera agroalimentare è sempre più smart”.

Ma cosa spinge le imprese agricole ad investire in tecnologie 4.0? Trainante il desiderio di rendere più sostenibili le proprie coltivazioni da un punto di vista ambientale, oltre al desiderio di acquisire maggiori informazioni in vista di una migliore consapevolezza circa le dinamiche interne all’azienda. Vi sono poi i desideri riconducibili alla sostenibilità economica (riduzione costi) e sociale (migliorare le condizioni di lavoro, semplificando il lavoro intellettuale). Non manca poi il desiderio di migliorare la qualità del prodotto e la possibilità attraverso la tecnologia di ridurre gli imprevisti derivanti dalla variabilità nell’esito delle produzioni.

Le imprese che lo scorso anno investivano in tecnologie 4.0, utilizzano in media almeno 2 soluzioni tecnologiche parallelamente: più utilizzati i sistemi di mappatura di coltivazioni e terreni, i sistemi di monitoraggio e controllo dei macchinari, i sistemi a supporto delle decisioni e i sistemi di monitoraggio da remoto delle coltivazioni e dei terreni. Più residuale l’utilizzo invece di droni e della robotica per le attività sul campo.

Ma non mancano i freni alla diffusione delle tecnologie 4.0: la mancanza di competenze rappresenta sicuramente la criticità più rilevante con cui dover fare i conti, seguita dalla mancanza di connettività e dall’interoperabilità con i sistemi esistenti. Vi sono poi il riscontro di un’assistenza ahimè insufficiente a rispondere prontamente alla domanda e (i correlati) eventuali malfunzionamenti delle soluzioni adottate. Meno considerate la mancanza di scalabilità e il mancato rientro dell’investimento.

Fonte: Osservatorio Smart Agrifood